36 ore bastano o non bastano per capire una citta, coglierne il senso, il significato, il funzionamento come macchina di uomini e colori.
Dover raccogliere tutto e non sapere se poi cosi` si finisca per non raccogliere nulla. Nel cuore del Suq di Gerusalemme -centinaia di strade che si affastellano l'una sull'altra, senza che luce vi filtri, intrappolata com`e` dalle lastre di metallo che chiudono i tetti dei vicoli- fumiamo del narghile al tabacco nero con un palestinese, che porta la kufiah bianca e ha un occhio di vetro. La rete dei Suq prende quasi tutta la citta` vecchia, ti porta come su un letto strettissimo di negozi e bazar. Ha un`anima antica e una veste moderna, e conserva per questo qualcosa, conserva davvero una storia. Pipe ad acqua, collanine, pashmine, t-shirt e quanto di piu gretto si possa trovare fra le ben piu larghe strade dell`Esquilino, e affianco pero` frigitorie e kebabari, e fumerie (pochissime) dove ti servono tendenzialmente tea Lipton. Mischiati con la naturalezza degli occhi da ragazzi di vita degli arabi, che fuori da ogni riflessione sul senso della conservazione estetica di uno spazio vitale storico, vivono il loro presente: il negozio di spezie e lo spacciatore di mercatinismi madeinchina si ritrovano in uno stesso senso dell'esperienza dell'incontro. La vita come mercato, come vendita di prodotti ordinati (oggi) o caricati sulle proprie navi (tanti secoli fa) e rivenduti in un agglomerato di vendizione, dove la mercanzia si arricchisce col mercante ma anche col ercato. In tanta parte del suq non si vedono "bianchi", e ci si convince ancora di piu di come quella vita frenetica, passata a smerciare il proprio carico di prodotti, ad infilare il proprio tempo sgusciando fra un mondo che vende, sia una vita storica, radicata su un territorio, il medioriente, da sempre intermediario e mai produttore (ma questa e` altra, inutilmente lunga, storia).Fra i vicoli cosi` pieni da nascondere quasi la loro stessa edilizia secolare, quasi a mascherare l`esposizione della storia come oggetto materiale, per proporre, invece, una storia come spirito e come relazione con la realta`, sgusciano schegge arabe impazzite, migliaia di bambini in bici, palla al piede o in corsa rovinosa. Vestiti col fondo del cesto occidentale urlano un get out of the way che sa di un popolo al contempo cosi` conosciuto e cosi` solo. L`odore di cumino, cardamonio, kardake, zafferano riempie le narici gia` piene di tabacco alla mela, e mappa l`architettura di strade col ricordo intensissimo e dolce delle sensazioni olfattive. Lo spettacolo che a sera donano le spezie trasportate dal vapore acqueo che piano si alza dai litri d`acqua rovesciati per pulire i suq e` di un`intensita` che ferma lo stomaco. Il cuore del suq e` la vita di chi lo abita, la vita di un popolo in strada di mercanti, che non e` mai ricordo di se, ne` testimonianza, ma dice di se` e vive quello che e`.La luce che filtra appena per le lastre di ferro che fungono da tetti ad ognuno dei negozietti -in un sistema studiatissimo per proteggere il mercato, il centro dell-economia araba, dalla pioggia e dal sole- spiana invece un mondo speculare: la lunga distesa bianca che come un manto ricopre i colori del suq, il mondo dei tetti. La pietra bianca, mediterranea, araba e secolare riflette il sole caldo ma mai pungente di Gerusalemme per l`immenso spazio dei tetti. Pochi scalini dall`arcobaleno scintillante di merci e soffuso a luce e profumato dei Suq e subito Gerusalemme mostra il suo volto "eterno", nella silenziosa fuga di colore che dai tetti bianchi e passando per cupole e minareti porta fino al deserto roccioso e agli uliveti. Come nelle cartoline che vende al piano inferiore. Dai tetti si accede alle case. Agli interni veri e propri. Pochi metri di bianco: sotto un brulicare di strade e sguardi.
Domani, ancora su Gerusalemme. Che c'e` tanto da dire ma tanto tanto e al quinto giorno di campo invece gli argomenti cominceranno a scarseggiare, percio' si tratta di aspettare perche` di quello che ho visto qui ho detto poco, madonna quanto ho detto poco (ma meglio un'immagine, una suggestione, che la vecchia tradizione elenchica).
Cristo che figa! (vedi giu`)
(Qui a Jaffa Road, parte ovest della citta', fuori dalla citta' vecchia, impazza la movida, tutta la notte, tutte le notti, in un quartiere moderno ed europeo. Fatti salvi gli M15 (ma Silvio si attrezza ad abbattere la differenza) potrei essere al centro di una qualunque grande citta` italiana. L'ingresso dove c'e` il pc ha la porta a vetro.)
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento